Anthony Davis

2019/20 Roster: Anthony Davis #3

In vista della prossima stagione, una breve presentazione degli atleti che comporranno il rinnovato roster dei Los Angeles Lakers. La carriera, i pregi, i difetti oltre ad una breve valutazione della crew di Cuore GialloViola.

Anthony Davisunico innesto via trade – è arrivato ai Los Angeles Lakers con un solo anno di contratto da 27 milioni di dollari. The Brow dispone di una Player Option per la prossima stagione che difficilmente eserciterà, poiché verosimilmente uscirà dal contratto per poter firmare un nuovo accordo al massimo salariale.

Anthony Davis
Anthony Davis (Lakers.com)

Chi è Anthony Davis?

L’esplosione dopo il difficile inizio

La storia di Anthony Marshon Davis Jr. è particolare e parte da molto lontano. Non un predestinato, non sembrava essere nato per questo sport: nonostante l’amore per il basket i risultati scarseggiavano ad arrivare, anche a causa dell’altezza contenuta e del suo fisico gracile. Alla Perspectives Charter Schools della nativa Chicago giocava guardia e per nessun motivo quel ragazzo pelle e ossa sembrava potesse attirare le attenzioni dei college della Division One.

Tutto cambiò quando a quindici anni, nel giro di 18 mesi, cresce 20 cm, passando dall’essere una guardia di 1.88 a un big men di 2.08. Le skill apprese giocando da esterno – ball handling, morbidezza di tocco e la capacità di correre il campo in verticale e orizzontale – non le perse, anzi gli dettero un vantaggio rispetto agli altri lunghi.

Anthony Davis, All Grown Up
Anthony Davis, All Grown Up (© 2014 Jason Brown)

Athony entrò nella stagione 2010/11 con gli occhi dei più grandi college d’America addosso e tra tutte le offerte ricevute lui accettò quella della prestigiosa University of Kentucky di John Calipari.

L’Head Coach – fiducioso della forza del roster che stava assimilando – convinse Terrence Jones e Doron Lamb a restare un altro anno per tentare l’assalto al titolo insieme a Darius Miller, Marquis Teague e Michael Kidd-Gilchrist. La stagione NCAA è a dir poco esaltante per Davis, arrivati alla March Madness i Wildcats alzano ulteriormente i giri del motore e vincono il Championship Game 67-59 contro i Jayhawks di Kansas. AD, pur segnando solo sei punti (1/10 dal campo), domina la gara mettendo a referto 16 rimbalzi, 6 stoppate, 5 assist e 3 recuperi.

Anthony Davis, 2012 NCAA Championship Game
Anthony Davis, 2012 NCAA Championship Game (© 2019 UK Athletics)

Il nativo della Windy City chiude così il suo unico anno al college con 14.2 punti (62.3% dal campo), 10.4 rimbalzi, 4.65 stoppate, 1.35 recuperi e la consapevolezza di essere la scelta numero uno del Draft 2012, conseguenza innegabile anche dei tanti award ricevuti tra cui il titolo di Consensus All-American, il Rupp Trophy, il Wooden Award ed il Naismith Award.

Il Draft, le Olimpiadi e l’NBA

Il 2012 è l’anno di Davis, dopo il titolo NCAA ed essere stato scelto con la prima chiamata assoluta da New Orleans – all’epoca ancora Hornets – viene inserito da coach Mike Krzyzewski nel roster per le Olimpiadi di Londra. Team USA, guidato da Kobe Bryant e LeBron James, passeggia fino alla medaglia d’oro vinta contro la Spagna.

New Orleans Pelicans

Il 2012 è una sorta di spartiacque della carriera di The Brow. Tra i pro non è riuscito a ripetere i tanti successi di squadra, passando da tante – troppe – sconfitte riuscendo ad vincere solo dei riconoscimenti personali.

Nei sette anni trascorsi in Louisiana, i suoi New Orleans Pelicans hanno raggiunto i playoff solo due volte, vincendo una sola serie nel 2018 quando swepparono i Portland Trail Blazers.

Kobe Bryant and Anthony Davis
Kobe Bryant and Anthony Davis (AFP, Getty Images)

Nonostante le delusioni di squadra, anno dopo anno AD ha levigato i suoi difetti, migliorando costantemente. Nella stagione da rookie – nonostante un problema alla caviglia sinistra – registra venti doppie doppie, conquista l’inserimento nel All-Rookie First Team e viene battuto dal solo Damian Lillard per il Rookie of the Year.

L’anno seguente, Anthony diventa un’All-Star ma, nonostante un brillante inizio, Nola chiude con un modesto 34-48 che le vale il 12º seed nella competitiva Western Conference, a causa soprattutto dei numerosi infortuni occorsi allo stesso Davis. AD chiude con 20.8 punti, 10 rimbalzi e 2.8 stoppate di media (leader stagionale della NBA), finendo al terzo posto nella corsa al premio di giocatore più migliorato della stagione.

Il 2014/15 vede Davis fare un ulteriore passo in avanti, imponendosi come candidato al titolo di MVP e venendo inoltre incluso nel primo quintetto NBA, dopo aver concluso la stagione con 24.4 punti, 10.2 rimbalzi e 2.9 stoppate a partita.

Al termine della stagione i Pelicans riescono a raggiungere la post-season con l’ottavo seed, ma vengono eliminati al primo turno dai Golden State Warriors, nonostante le ottime prestazioni di Davis (30 punti e 11 rimbalzi di media nella serie).

Anthony Davis, Draymond Green and Harrison Barnes
Anthony Davis, Draymond Green and Harrison Barnes. New Orleans Pelicans vs Golden State at New Orleans (Gerald Herbert, AP Photo)

All’inizio di Luglio Davis firma un nuovo contratto quinquennale da 145 milioni di dollari, applicando la cosiddetta Derrick Rose Rule. La stagione si rivela però disastrosa: nonostante l’ennesima convocazione all’All-Star Game e prestazioni monstre come quella da 59 punti e 20 rimbalzi contro i Detroit Pistons, New Orleans non riesce a qualificarsi ai Playoff, anche a causa dell’ennesimo infortunio, alla spalla, occorso a Davis.

La stagione 2016/17 è la migliore della carriera: esordisce realizzando 50 punti, 15 rimbalzi, 5 assist, 4 stoppate e 5 recuperi contro i Denver Nuggets. A Charlotte segna 46 punti e raccoglie 21 rimbalzi ed in trenta occasioni chiude la gara con almeno 30 punti e 10 rimbalzi. Viene convocato come titolare per l’All-Star Game, dove si aggiudica l’MVP grazie ai 52 punti (massimo nella storia della partita delle stelle) e gli 11 rimbalzi.

A fine anno Davis, oltre a guidare la Lega per la terza volta in carriera nelle stoppate, registra i massimi in carriera in gare disputate (75), minuti (36.1), punti (28.0) e rimbalzi (11.8) che gli valgono l’inserimento nel secondo quintetto All-Defensive e nel primo All-NBA.

Anthony Davis and DeMarcus Cousins
Anthony Davis and DeMarcus Cousins (Sean Gardner, Getty Images)

Ma ancora una volta, la fantastica stagione individuale non basta. New Orleans – nonostante l’arrivo a Febbraio di DeMarcus Cousins – incrementa di sole quattro vittorie il bilancio della stagione precedente. Troppe poche 34 W per raggiungere i PO ad Ovest.

Il ritorno ai Playoff e la richiesta di trade

Con Boogie nel motore dall’inizio dell’anno, i Pelicans partono con altre ambizioni rispetto all’anno precedente. Tuttavia, pur con un record positivo, faticano ad entrare stabilmente nella top eight della WC.

Il turning point arriva il 26 Gennaio 2018, quando il tendine d’Achille di DMC – che stava viaggiando a cifre pazzesche – cede, dando il via al drammatico calvario dell’ex Kings. Senza il compagno di reparto, Davis aumenta produzione (oltre 30+10 di media) e trascina la squadra fino alle 48 vittorie, terzo record all-time della franchigia.

Nella post season AD guida New Orleans per la seconda volta nella loro storia al secondo turno, dopo lo sweep ai danni dei Portland Trail Blazers. Al secondo turno incontrano gli Warriors, che nonostante lo stoico Anthony (27.8+14.8 con oltre due stoppate e recuperi a partita) li spazzano via con un secco 4-1.

Anthony Davis
Anthony Davis (Sean Gardner, Getty Images)

Il resto è storia recente. Nella prima parte della scorsa stagione, Davis produce come l’anno precedente ma Nola fatica a raggiungere un record positivo.

Stanco degli insuccessi di squadra e dell’incapacità del FO di costruire un roster alla sua altezza, a Gennaio AD – tramite l’agente Rich Paul – informa la franchigia che non avrebbe firmato l’estensione contrattuale e che avrebbe voluto essere ceduto.

Nella seconda parte di stagione, The Brow vede il campo poco ed a singhiozzo, fino all’epilogo di metà Giugno con lo sbarco in California.

Stats complete su NBA.com

Awards and Honors

High School & NCAA 

  • Titolo NCAA con i Kentucky Wildcats (2012)
  • NCAA Final Four Most Outstanding Player (2012)
  • NCAA AP All-America First Team (2012)
  • Naismith College Player of the Year (2012)
  • McDonald’s All American (2011)
  • John R. Wooden Award (2011)
  • Oscar Robertson Trophy (2011)
  • Sporting News Player of the Year (2011)
  • Adolph Rupp Trophy (2011)
  • Associated Press College Basketball Player of the Year (2011)
  • Pete Newell Big Man Award (2011)
  • NABC Defensive Player of the Year (2011)

NBA

  • 6× NBA All-Star (2014–2019)
  • NBA All-Star Game MVP (2017)
  • 3× All-NBA First Team (2015, 2017, 2018)
  • NBA All-Defensive First Team (2018)
  • 2× NBA All-Defensive Second Team (2015, 2017)
  • 3× NBA blocks leader (2014, 2015, 2018)
  • NBA All-Rookie First Team (2013)

Team USA Basketball

  • Olympic Games Gold medal (2012, London)
  • World Cup Gold medal (2014, Spain)

Il ruolo ai Lakers

Coach Jim Boehein – cinque apparizioni alle Final Four NCAA e titolo vinto nel 2003 con Syracuse – al microfono di CGV ha definito Anthony Davis quale miglior all around big man della NBA.

Il prodotto di Kentucky è un giocatore completo, efficace su entrambi i lati del campo in quanto alle misure antropometriche di un centro NBA abbina la tecnica da guardia appresa al liceo, eccellente atletismo e soprattutto una coordinazione insospettabile.

Scorer, difensore e rimbalzista, Davis coniuga tutti questi aspetti in un solo giocatore e lo fa al meglio. Dal 2014 in poi è stato sempre nella top ten dei marcatori NBA e sempre con un numero di punti o uguale o maggiore all’anno precedente, ad eccezione della scorsa stagione dove i Pelicans lo hanno costretto ad un minutaggio ridotto.

In attacco è presumibile che coach Frank Vogel si avvantaggerà dell’abilità di Davis di attaccare i lunghi avversari fronte canestro, fondamentale in cui non è contenibile in quanto sfrutta l’agilità contro i centri più fisici e la lunghezza tirando letteralmente in testa ai pochi avversari in grado di contenerne il primo passo. Davis è un realizzatore su tre livelli, nonostante la capacità di attaccare fronte a canestro ha sviluppato anche un ottimo gioco in post dove unisce movimenti di finezza a grande potenza, in questa stagione nonostante la limitazione dei minuti ha realizzato 14.3 punti di media in area.

Il fit con LeBron sarà fondamentale e Davis ha tutto per integrarsi al meglio con il quattro volte MVP in quanto eccelle nel pick-and-roll da rollante ed è tiratore più affidabile sugli scarichi di quanto non sia dal palleggio.

Un salto in avanti che può fare Davis è nell’abilità di creare gioco per i compagni. Nella stagione 2018-19 ha fatto registrare il career high negli assist, c’è bisogno la crescita continui per aiutare il roster lacustre nei momenti di riposo di James.

In difesa l’agilità e la coordinazione rendono Davis eccellente sia come difensore sulla palla che in aiuto, sia sul perimetro che sotto canestro. La sua versatilità è dimostrata dalle medie in carriera di 1.4 rubate e 2.4 stoppate a partita. Inoltre, grazie all’eccellete controllo del corpo, raramente incorre in problemi di falli (media carriera di 2.4 falli a partita).

Con tutta probabilità Vogel farà di Davis il perno della difesa angelena e gli chiederà un ulteriore salto di qualità risultando più continuo all’interno della gara.

La sola incognita relativa al nativo di Chicago è rappresentata dagli infortuni. In 7 stagioni NBA ha saltato 108 partite per una media di oltre 15 a stagione. Quest’anno, se vorrà consacrarsi come candidato MVP e rendere i Lakers una contender, dovrà essere in campo il più presente possibile.

#CGV Grades:

Filippo Pugnalini aka PugnaFrancesco Anelli aka CheccoGiovanni Rossi aka odino e Luca Novo aka noeuf esprimono la loro valutazione sui membri del roster lacustre. NB: Il rating – da una a cinque stelle – e la valutazione sono state fatta sul fit nei Lakers e sulle aspettative per la prossima stagione, non sul valore assoluto dell’atleta.

Checconoeufpugnaodino
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Riesce molto difficile dare un voto e un giudizio che non siano scontati: quando prendi uno dei top 3 lunghi della Lega, che per di più ha 26 anni cosa si vuole commentare? Ci siamo assicurati il presente e il futuro. L’unica incognita rimane la sua tenuta fisica, visto che spesso l’abbiamo visto incappare in problemi e problemini ripetuti che l’hanno costretto in infermeria per un paio di mesi circa ogni stagione.

Checco

AD è un top 10 NBA che ha legittime aspirazioni a diventare MVP della Lega nei prossimi anni. E’ stato triste vedere partire Lonzo, Ingram e Hart ma la trade andava fatta a tutti i costi, non solo perché siamo di fronte agli ultimi anni buoni di LeBron ma proprio perché Davis è il lungo più talentuoso entrato nella NBA in questo secolo. Unico dubbio la tenuta fisica, visto che salta in media 10-20 partite a stagione

noeuf

Secondo me sarà il protagonista della stagione dei Lakers e probabilmente prenderà possesso delle luci dei riflettori molte più volte di LeBron. È chiamato a dimostrare quanto veramente è forte, a New Orleans la pressione dei media e il numero di partite trasmesse in diretta nazionale non sono tante, ma ad LA? Parlare tecnicamente di Davis è superfluo, sono curioso di vedere come si adatterà al cambiamento e sicuramente qua sarà fondamentale l’aiuto di Lebron James. Davis può difendere su quasi tutti i giocatori, grazie al suo passato da playmaker ha sviluppato la capacità di difendere anche scivolando contro giocatori più veloci di lui e in attacco riesce a fare tutto, unico aspetto su cui dovrà lavorare saranno le letture offensive di eventuali raddoppi, per il resto non credo ci saranno problemi. 

pugna

Il talento di Anthony è fuori discussione: scorer e difensore di élite, è uno dei pochi della Lega in grado di decidere le gare su entrambi i lati del campo. Dopo la perdita di DMC il FO ha cercato di accontetarlo e tutelarlo riportando in California Howard, per cui ci sono tutte le basi affinché possa esprimersi al meglio. Oltre ai già citati precedenti fisici (anche se nelle due stagioni precedenti l’ultima ha giocato 150 partite) le perplessità derivano dal fatto che la difesa sugli esterni lacustre – tutta da inventare – potrebbe costringerlo agli straordinari in difesa.

odino

Tutte le valutazioni pubblicate sono disponibili nella sezione: 2019/20 Lakers Roster Grades.

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Redazione CGV

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