LeBron James

2019/20 Roster: LeBron James #23

In vista della prossima stagione, una breve presentazione degli atleti che comporranno il rinnovato roster dei Los Angeles Lakers. La carriera, i pregi, i difetti oltre ad una breve valutazione della crew di Cuore GialloViola.

Il quattro volte MVP ha ancora due anni di contratto – 37,436,858 $ quest’anno, 39,219,566 $ il prossimo – oltre ad una Player Option per la stagione 2021/22 a 41,002,274 $.

  • Nato il 30 Dicembre 1984
  • Altezza: 203 cm
  • Wingspan: 214 cm
  • Peso: 113 kg
  • Twitter: @KingJames
  • Instagram: @kingjames

Chi è LeBron James?

Potrei azzardarmi a dire che LeBron James possa essere il più grande giocatore di tutti i tempi. Perché lui è così dominante in attacco da riuscire a segnare a piacimento oltre a coinvolgere tutti i compagni.

Scottie Pippen

Non tutti hanno avuto la fortuna di sentire in diretta Flavio Tranquillo invocare Michael Jordan in quella magica sera a Salt Lake City. Così come sette anni prima, ancora meno hanno vissuto il dramma dell’annuncio della sieropositività di Magic Johnson e del suo conseguente ritiro.

Non tutti abbiamo vissuto quella NBA che, nei racconti dei nostri padri, zii e fratelli maggiori, assume quell’aura di sacralità, quella dimensione che sembra suggerirci che tempi come quelli mai più torneranno. D’altronde, ad ognuno i propri tempi e, di conseguenza, i propri campioni. Mio zio urlava forte Michael for three! quando lanciava le palline di carta nel cestino: a noi è toccata l’epoca del nativo di Akron, LeBron Raymone James Sr..

Quella che segue è ovviamente una sintesi delle tappe fondamentali della sua carriera, non essendo questa la sede per una vera e propria biografia.

La difficile infanzia

The Chosen One non è affatto un soprannome facile con cui convivere, più che altro perché ci si aspetta che un vero “Prescelto” lo sia per tutta la vita e che essa gli mostri la strada spianata e con il sentiero già segnato. Se alla sedicenne Gloria, quando mise al mondo l’atleta che esalta i nostri voli pindarici e cestistici, qualcuno avesse raccontato, in sala parto, che suo figlio sarebbe riuscito a realizzare ciò che ha effettivamente fatto, la povera donna avrebbe dormito le poche ore di sonno degli anni successivi con cuore molto più leggero.

Sì, perché in quell’ospedale a circa 50 km da Cleveland, la donna è entrata senza un uomo, senza una persona che crescesse il nascituro accanto a lei.

LeBron James
LeBron James (YouTube)

LeBron James non ha mai conosciuto suo padre: un compagno del liceo di Gloria che ha compiuto azioni ben peggiori di abbandonare una partner incinta, azioni che gli sono costate la libertà e la possibilità di conoscere il figlio. Come si può ben immaginare, i primi anni della vita del Prescelto non furono affatto facili; infatti la famigliola era costretta a trasferirsi di appartamento in appartamento nei sobborghi di Akron, seguendo i piccoli lavori che Gloria faticava a trovare, soprattutto dopo che la nonna materna venne a mancare, nella mattina di Natale del 1987. LeBron fu costretto a passare di scuola in scuola, a volte addirittura a non poter andarci, per mancanza di soldi per i bisogni primari.

Nel corso di una lunga intervista con Matt McMillen, parlando di quegli anni James ricorda così sua mamma.

Qualunque cosa mia madre potesse fare oppure no, sapevo che nessuno era più importante di me nella sua vita. Non avete idea di quanto questo conti, quando cresci senza molte delle cose più semplici che dovresti avere. Non avete idea della sicurezza che dà, del modo in cui ti porta a ragionare “Posso farcela, posso sopravvivere”.

LeBron James

Quando LeBron aveva 9 anni la madre capì che, nonostante gli sforzi e i sacrifici che stava facendo per crescere il figlio, non era in grado di dargli ciò di cui veramente aveva bisogno: una famiglia che potesse stargli vicino. Così decise di affidarlo a Frank e Pam Walker, degli amici di famiglia che si offrirono di crescerlo come un loro figlio nel trilocale che avevano nella periferia di Akron.

Frank Walker era, a quel tempo, l’allenatore di una squadra di football per bambini, e vide subito in LeBron un ragazzino dal fisico davvero promettente, così decise di fargli provare prima il football e, poco dopo, il basket con gli Hornets di Summit Lake, una piccola squadra di quartiere.

Dopo un anno, anche grazie ad aiuti governativi, Gloria riuscì a recuperare una situazione economica sufficiente per tornare a mantenere il figlio, che, dunque, ricominciò a vivere con la madre. Riguardo alla permanenza con i Walker, LeBron commenta:

Sono stato bene con loro. Ho amato far parte di quella famiglia.

LeBron James

Gli inizi e l’High School

Dopo quella prima esperienza, LeBron non si separerà più dalla palla a spicchi. Si unisce ai Northeast Ohio Shooting Stars di coach Dru Joyce II, considerato dallo stesso James uno degli allenatori chiave della sua crescita tecnica.

Dopo una serie di successi a livello locale e nazionale, LBJ approda in compagnia di Dru Joyce III – che sarà uno dei suoi più cari amici, oltre ad essere il figlio di Coach Dru – alla St. Vincent–St. Mary High School di Akron.

Nel quadriennio con i The Fighting Irish LeBron fece incetta di titoli, trofei ed award che lo fecero conoscere al grande pubblico. Nel suo anno da junior, Sports Illustrated gli regalò una copertina sulla quale figurava il soprannome che lo accompagnerà tutti i suoi anni di professionismo.

Sports Illustrated Cover, February 18, 2002
Sports Illustrated Cover, February 18, 2002

Il Draft e l’approdo tra i pro

Il 26 Giugno 2003, l’allora commissioner NBA David Stern annunciò l’ingresso dell’appena diciottenne LeBron James nella lega cestistica più importante del mondo, un ingresso che fu certamente dalla porta principale: infatti i Cleveland Cavaliers decisero di spendere su di lui la prima scelta nonostante nell’NBA Draft 2003 figuravano, tra gli altri, i nomi di Dwyane Wade e Carmelo Anthony.

Ancor prima di giocare la sua prima partita da professionista, il nativo di Akron firmò il suo primo contratto con la Nike, che gli offrì una partnership di sponsorizzazione da 90 milioni di dollari.

Fin dalla prima stagione tra i pro, James iniziò a riscrivere il libro dei record diventando il giocatore più giovane a realizzare 40 punti in una partita. A fine anno, si aggiudicò senza discussioni il titolo di Rookie of the Year.

Carmelo Anthony, Dwyane Wade and LeBron James
Carmelo Anthony, Dwyane Wade and LeBron James (NBA Getty Images)

Tuttavia, in quegli anni il roster dei Cavs non permetteva ambizioni di titolo. Ma il giovane LeBron continuava a collezionare riconoscimenti individuali, come la selezione per l’All-Star Game del 2005 e la prima inclusione in un All-NBA Team.

È strano parlare di un ventenne come di un grande giocatore, ma è quello che è. È l’eccezione a quasi tutte le regole.

George Karl, all’epoca Head Coach dei Denver Nuggets

I successi individuali e le delusioni di squadra

Nei due anni successivi, il Prescelto riportò Cleveland ai Playoff, non riuscendo a superare l’ostacolo Detroit Pistons nel 2006 e – dopo una cavalcata trionfale culminata in gara-5 delle ECF, cui segnò 29 degli ultimi 30 punti – venendo battuto solo dai San Antonio Spurs nelle NBA Finals 2007.

La memorabile prestazione contro Detroit, venne definita da Steve Kerr come Jordan-esque.

Nel 2008, nonostante una buona regular season, i PO furono di nuovo fatali alla franchigia dell’Ohio, che venne eliminata in sette gare dai Boston Celtics di Paul Pierce, futuri Campioni NBA.

Nel biennio seguente James provò ad ampliare il suo gioco per definire ulteriormente il dominio sul terreno di gioco. Vinse due MVP e giunse al secondo posto nella votazione per il Defensive Player of the Year nel 2009 alle spalle di Dwight Howard. Ma le 127 vittorie totali non furono sufficienti a tornare alle Finals, dato che la corsa di LBJ venne stoppata dagli Orlando Magic prima e nuovamente dai Celtics poi.

Il supporting cast mai all’altezza, il dominio sul campo utile solo per riconoscimenti individuali senza vittorie di squadra ed il bisogno di nuovi stimoli portarono l’MVP in carica ad esplorare la Free Agency 2010.

LeBron James, Cleveland Cavaliers
LeBron James, Cleveland Cavaliers (Nathaniel S. Butler, NBAE via Getty Images)

The Decision ed i due titoli

L’entourage del venticinquenne LeBron venne contattato praticamente da tutte le franchigie NBA, ma James aveva le idee chiare e l’8 Luglio 2010 andò in onda su ESPN lo speciale The Decision, in cui annunciò in diretta che avrebbe firmato insieme a Chris Bosh per i Miami Heat di Dwyane Wade, sapientemente guidati dalla mente e dall’esperienza di Erik Spoelstra e Pat Riley.

In autunno… è molto difficile… In autunno porterò i miei talenti a South Beach e mi unirò al Miami Heat.

LeBron James

Dopo l’annuncio, pesanti critiche piovvero su LeBron da parte di ex giocatori e opinionisti, che gli imputarono il fatto di non aver provato a vincere il titolo come The Man, ovvero come trascinatore della franchigia, ed aver altresì scelto la via più semplice, ovvero unirsi con altre due superstar per giungere all’obiettivo comune dell’anello.

La frase divenne una delle più criticate della storia del gioco, spingendo anche lo stesso James a dubitare della gestione di un momemto così delicato, con un’esposizione fin troppo cristallina alle domande e alle curiosità dei media. 

Il primo anno sotto il sole della Florida non fu esaltante per gli Heat di LeBron, che dopo un inizio difficile conquistarono il secondo posto nella Eastern Conference. Nella off season riuscirono a superare Boston prima di venire sconfitti nelle NBA Finals 2011 dai Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki.

LeBron James, Miami Heat
LeBron James, Miami Heat (Mike Ehrmann, Getty Images)

La disfatta e la marea di critiche subite – a causa, anche, del più elevato calo dei punti segnati tra RS e Finals della storia – mossero qualcosa nell’animo di James, che decise di cambiare il suo approccio al gioco, che stava diventando un approccio da supereroe per ritrovare la sua passione e la sua gioia nel praticare lo sport da lui amato. Nell’estate 2011 lavorò inoltre con Hakeem Olajuwon (e lo farà svariate volte anche negli anni a venire), che lo aiutò ad ampliare il suo bagaglio tecnico.

Forte dei miglioramenti ottenuti dopo la delusione del 2011, James tornò più affamato di prima e, nonostante i problemi fisici occorsi a Chris Bosh durante la post-season del 2012, gli Heat superarono in sette gare gli Indiana Pacers di Paul George e Lance Stephenson per approdare alle Finals, dove, con un sonoro 4-1, sconfissero gli Oklahoma City Thunder di Kevin Durant e portarono a Miami il secondo titolo della storia della franchigia. James, dopo aver vinto il premio di MVP della regular season, viene nominato unanimemente MVP delle Finals, in seguito a una prestazione da 28.6 punti, 10.2 rimbalzi e 7.4 assist a partita.

Nel 2013 LeBron fallì per un solo voto l’assalto all’MVP unanime (poi vinto nel 2016 da Steph Curry) ma portò di nuovo gli Heat al titolo NBA, eliminando in 7 gare i San Antonio Spurs in una rivincita epica delle prime Finals giocate da The Chosen One. Finali decise da un incredibile tiro da tre punti segnato da Ray Allen in gara 6, con gli Spurs avanti 3-2, per pareggiare la partita, poi vinta all’overtime dagli Heat, che, sotto la guida di un James da 37 punti, portarono a casa il secondo titolo consecutivo.

Dwyane Wade, Chris Bosh and LeBron James of the Miami Heat
Dwyane Wade, Chris Bosh and LeBron James of the Miami Heat (Issac Baldizon, NBAE via Getty Images)

L’annata 2014 segnò la fine dell’esperienza in Florida di James, che concluse la sua permanenza a South Beach con un’annata travagliata per via dei vari infortuni occorsi a più giocatori, nella quale giunsero sì alle Finals, ma vennero eliminati dai redivivi Spurs, che trascinati da Kawhi Leonard si imposero 4-1.

Homecoming

Dopo questa delusione, James decise di uscire dal contratto con gli Heat per annunciare – attraverso un’intervista rilasciata a Sports Illustrated – il suo clamoroso ritorno ai Cleveland Cavaliers, generando questa volta dei pareri favorevoli da parte di tifosi e addetti ai lavori.

Sono pronto ad accettare la sfida. Torno a casa.

LeBron James

Un mese dopo la firma del nuovo contratto, il front office dei Cavs riuscì ad aquisire via trade Kevin Love, formando di fatto un nuovo nucleo composto da Love, James e Uncle Drew aka Kyrie Irving

LeBron James, Sports Illustrated
LeBron James, Sports Illustrated

Nonostante un infortunio che lo costrinse a sole 69 apparazioni – minimo in carriera prima della scorsa stagione – trascinò Cleveland ai playoff, dove dopo aver battuto gli Atlanta Hawks di coach Mike Budenholzer affrontarono alle NBA Finals i Golden State Warriors.

La serie di finale fu influenzata dai problemi fisici occorsi sia a Love che ad Irving, che ricoprì di responsabilità l’unica stella rimasta. LeBron portò i Cavs sul 2-1, prima di cedere e lasciare il titolo a Steph Curry e la sua Dub Nation in 6 gare. Nonostante la sconfitta, James fu fortemente preso in considerazione per il titolo di MVP delle Finals, avendo registrato cifre monstre nella serie: 35.8 punti, 13.3 rimbalzi e 8.8 assist a partita.

La stagione 2015/16 iniziò sotto i migliori auspici per i Cavalieri dell’Ohio, che si sentivano pronti per la rivincita che puntalmente arrivò. Gli Warriors avevano chiuso la stagione regolare con 73 vittorie e sole 9 sconfitte, superando il record dei Chicago Bulls di Micheal Jordan e si portarono avanti 3-1 nella serie per l’anello.

Tre gare win or go home per LBJ e compagni, di cui due alla Oracle Arena. , la tana del lupo Stephen Curry. LeBron rispose presente, disputando in coppia con Irving tre gare fantastiche.

The Chasedown.

Per la prima volta nella storia delle finali, i Cavaliers ribaltarono la serie regalando a The Mistake on the Lake il primo titolo in qualunque sport professionistico in oltre cinquant’anni.

James fu eletto MVP delle Finals unanimemente e, forte del grande risultato ottenuto, iniziò la stagione successiva con le migliori aspettative ma delle polemiche con il front office e con gli allenatori – prima David Blatt, poi Tyronn Lue – non fecero bene all’ambiente Cavs.

Cleveland raggiunge le finali nei due anni seguenti, consentendo a LeBron di farlo per otto edizioni consecutive. Nel frattempo però Golden State firmò Kevin Durant, diventando di fatto ingiocabile per tutta la Lega.

The Land riuscì a conquistare una sola vittoria negli episodi III e IV della sfida con la truppa di coach Steve Kerr, nonostante il loro condottiero continuò a giocare a livelli a dir poco strepitosi: tripla doppia di media nel 2017, ben 51 punti in gara uno nel 2018.

The LABron Era

Il resto è storia lacustre, oltre che recente. Nell’estate 2018, nuovamente free agent, LeBron James approdò a Los Angeles con l’obiettivo di resuscitare la gloriosa franchigia della famiglia Buss. Dopo una difficile prima stagione, in estate gli angeleni si sono rinforzati acquisendo Anthony Davis. Negli ultimi 10 anni, James ha raggiunto le finali otto volte, The King non è abituato a restare a lungo lontano dalla corona, o meglio, dall’anello

Il ruolo ai Lakers

Dopo il fallimento della stagione 2018-19 ed il successivo arrivo di The Brow, il front office dei Lakers ha cercato di completare il roster con giocatori quanto più complementari al gioco di LeBron.

Durante l’estate si è discusso molto sull’intenzione di coach Frank Vogel di impiegare il nativo di Akron nel ruolo di point guard. Del resto, come lo è stato per tutta la carriera, LBJ sarà sicuramente il ball handler principale e playmaker vero della squadra, ma è più che probabile lo staff tecnico non gli chiederà la fatica di portare palla e iniziare l’azione.

James avrà il compito di mettere in ritmo i tiratori sul perimetro e sopratutto trovare la giusta chimica con Davis, per mettere in pratica sul parquet il potenziale teorico di un pick-and-roll devastante.

A livello individuale è motivo di interesse l’evoluzione del tiro del #23 gialloviola gialloviola. L’anno scorso ha tentato 5.9 triple a partita, massimo in carriera, aumentando il range di tiro. Nel complesso però, le percentuali sono state deludenti: 33.9% dall’arco e 66.5% dalla lunetta, minimo in carriera. Lecito immaginare un lavoro importante in off-season sul fondamentale. 

Il gioco difensivo di James non è più quello di inizio decade, quando tra il 2009 e il 2014 ha fatto per sei volte parte degli All-Defensive Team Nba. L’età lo costringe a prendersi delle pause e dosare gli sforzi. 

È presumibile che Vogel gli assegnerà l’ala avversaria meno pericolosa, cercando di coinvolgerlo il meno possibile nella difesa sulla palla. 

Per quanto non possa più essere delegato per 48 minuti alla marcatura della stella avversaria, può comunque essere decisivo per l’esperienza che trasmette ai compagni e per centellinare all’interno della partita giocate difensive di alto livello, possibilmente nei momenti decisivi della stessa. 

#CGV Grades:

Filippo Pugnalini aka PugnaFrancesco Anelli aka CheccoGiovanni Rossi aka odino e Luca Novo aka noeuf esprimono la loro valutazione sui membri del roster lacustre. NB: Il rating – da una a cinque stelle – e la valutazione sono state fatta sul fit nei Lakers e sulle aspettative per la prossima stagione, non sul valore assoluto dell’atleta.

Checconoeufpugnaodino
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐ ⭐⭐⭐⭐⭐

Dopo l’ultima stagione passata con più ombre che luci, il Re dovrà dimostrare di non essere in declino ma di essersi preservato vista la stagione andata a rotoli dopo un paio di mesi di RS. Sarà soprattutto la sua difesa “sul banco degli imputati”, visti gli enormi buchi lasciati l’anno scorso. Spesso troveremo lui come portare di palla, con AD ed i lunghi a fare a spallate e portare blocchi per facilitare il suo gioco.

Checco

LeBron è reduce dall’infortunio peggiore della carriera, dalla stagione più deludente e a Dicembre saranno 35 anni. Nonostante ciò non si può scommettere contro uno dei grandi della storia del gioco. James non può in termini di Legacy finire la carriera con un fallimento nei Lakers e sicuramente farà tutto ciò che è in suo potere perché questo non accada. Se starà bene fisicamente dominerà come sempre, ma la differenza la farà il rapporto con il Coaching Staff e quanto riuscirà a farsi seguire dai compagni.

noeuf

È chiamato al riscatto dopo una seconda parte di stagione sottotono anche a causa dell’infortunio. Se sarà lui il playmaker ufficiale della squadra vorrà dire che si prenderà ancora più responsabilità del solito. 

pugna

I proclami estivi c’erano anche nella passata stagione, poi il campo ha smontato la baracca messa in piedi dai Lakers. Quest’anno l’arrivo di Davis aumenta ulteriormente attese ed aspettative su LeBron, chiamato al riscatto proprio dopo una delle stagioni più difficile della sua carriera. In campo è ancora tra i migliori della Lega, quanto vorrà ribadirlo e soprattutto quanto crede realmente nel progetto lacustre determineranno come verrà ricordato il finale della sua incredibile carriera.

odino

Tutte le valutazioni pubblicate sono disponibili nella sezione: 2019/20 Lakers Roster Grades

Leggi anche:

Redazione CGV

Once Purple & Gold... Forever Purple & Gold!

Lascia il tuo commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.